notes per la psicoanalisi 2/2014

notes 4

la cura e l’etica

Qualcosa preesiste alla cura: c’è una prima cornice del transfert che è anteriore alla messa in moto del  metodo e che si apre verso l’orizzonte esterno del mondo, del tempo, della cultura e delle vicissitudini storiche dell’etica, in cui analista e paziente sono immersi più o meno consapevolmente, e che allo stesso tempo si piega verso l’intimo soggettivo di entrambi, dove affonda in quelle ‘intime e profondissime predilezioni’, quelle Vorliebe che dominano inconsciamente tutto ciò che in noi fa legame.

E c’è inoltre il motore di una sofferenza che alimenta l’avvio di una cura analitica.

Quando Freud nel Disagio della civiltà parla delle fonti della sofferenza, in un modo che per certi aspetti è sorprendente antepone la sofferenza che origina dalle relazioni con gli altri esseri umani al dolore e all’angoscia con cui il corpo ci allarma sulla morte e allo strapotere distruttivo del mondo esterno che può disfarci. Il pensiero corre di nuovo a quell’intimo nel quale si celano i legami primari costitutivi del nucleo affettivo dell’essere, alla distinzione tra l’essere biologico dell’individuo e per dir così la sua essenza psichica, secondo la prospettiva di un’antropologia ricentrata sui moti pulsionali e sugli affetti di piacere e dispiacere ad essi legati, e che in questa prospettiva comincia a ripensare gli albori dei processi identitari e dei legami generazionali.

E’ dall’esperienza del bambino nelle relazioni con i suoi oggetti primari che l’indagine sulla psiche prende forma, è dall’oscillazione fra i suoi stati di impotenza, impossibilità ad esistere e a funzionare da solo ed il suo progressivo ricorrere all’altro, che la teoria del Nebenmensch comincia a porre già nel Progetto di una psicologia una questione etica: infatti quel primo prender forma dell’essere umano avviene nel pieno delle vicissitudini del ricevere o meno aiuto dal primo altro, e il primo altro si configura quindi alternativamente come il primo soccorritore e supporto dell’avvenire libidico o il primo estraneo caricato di ostilità, permeando di sé l’oggetto-mondo.

In quanto terreno costitutivo della formazione dell’apparato psichico nell’interazione non solo con un oggetto della pulsione ma anche ed in modo necessario con un altro apparato psichico, potremmo pensare al luogo di questa prima esperienza come ad un luogo originario di scambio tra simmetria e dissimmetria della relazione: luogo nel quale la trasmissione psichica avviene in una oscillazione tra identificazione empatica al grido e violenza dell’interpretazione, una oscillazione tra donazione di un posto nel mondo che in qualche modo necessariamente definisce e identifica il nuovo nato e rispetto per il mondo sconosciuto di un altro e di altri, una oscillazione tra fantasia incestuosa e sua modulazione.

La cura psicoanalitica apre immediatamente questo scenario transferale, trascinando con sé nella stanza dove analista e paziente si incontrano la traccia di tale approccio alborale della vita che troviamo anche agli albori della costruzione della psicoanalisi; e apre al contempo una serie di questioni che sono state via via pensabili soltanto attraversando e soffermandosi sulla sua peculiare esperienza.

Come comprendere, invita a pensare Pontalis rilanciando quella che è forse la questione di fondo che attraversa tutta la teorizzazione freudiana man mano che l’esperienza clinica vi fa sentire il suo apporto, che per alcuni lasciare il proprio dolore non è vivere ma morire?

Che cosa può la cura dunque? O, detto altrimenti, su quale sfondo, insieme a quello dell’analisi dell’analista, si decide di volta in volta la delicata questione del suo limite e, prima ancora, della sua cornice originaria?

La rinuncia alla suggestione da parte di Freud ha aperto una continua interrogazione sul metodo, che tuttora pervade la cura psicoanalitica in particolare nella sua estensione alle patologie psicotiche e alle situazioni limite, nonché alle cure adolescenziali, che con diversa accentuazione pongono in primo piano la questione della negatività. In quel che attiene alla capacità e facoltà di dire no, la negatività permea e intesse tanto la trama clinica della cura quanto una sua dimensione etica. Ne sono interessate questioni di grande rilievo come quella dell’interpretazione e quella del convincimento, e in primis la questione della resistenza. Vi si confronta la trasmissione inconscia tra apparati psichici, in altri termini la complessità delle relazioni tra l’elaborazione dell’analista e i processi psichici del paziente in ciò che nella situazione clinica può lavorare all’edificazione di un incontro in cui per entrambi trovi posto e abbia parola un’altra soggettività.

Ha aperto inoltre una continua interrogazione riguardo al transfert e al suo potere nella cura, non solo in merito alla questione della seduzione che lo studio dell’isteria aveva immediatamente posto, ma anche in relazione a quanto del transfert si svolge sulla scena di quel primo nucleo libidico nel quale il legame, quale esso sia, concorre a costituire un’identità dell’essere: nucleo soggettivante e insieme potenzialmente alienante poiché al fondo di quell’intimo alborale si trova l’impronta dell’origine, l’orizzonte indefinito di ciò che è impensabile se non attraverso il volto e la parola di un altro, inagibile se non attraverso la sua presenza.

Dunque: la cura, etica della dissimmetria?

Sommario

  • editoriale
  • Olga Pozzi – La valenza riflessiva nell’etica del prender(si) cura
  • Antonio Alberto Semi – La questione dell’etica e il suo rapporto col metodo psicoanalitico
  • Maria Grazia Minetti –  Il setting psicoanalitico e il suo senso: l’etica nella cura 
  • Francesco Pozzi – Quale etica per la psicoanalisi infantile?
  • Dominique Scarfone – Nell’incavo del transfert. L’analista tra attività e passività 
  • Catherine Chabert – La bella italiana. Il transfert: credenza, tentazione o tradimento?

classici

  • Pierre Fédida – La psicoanalisi non è un umanismo

note per notes

  • Riccardo Galiani – Un narcisismo per l’etica (narcisismo etico)

letture

  • Roberta Guarnieri – Il grido del Nebenmensch. Monique Schneider e la questione delle origini dell’etica

recensioni

Barbara De Rosa (a cura di), Il male dal prisma del Kulturarbeit, Milano, 2014 (Aurora Gentile)

Jacques Lacan, Altri scritti, traduz. di A. Di Ciaccia, Torino, 2013 (Stefania Napolitano)

Editore: http://www.biblink.it/index.htm

pp. 144

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