notes per la psicoanalisi 1/2014

l’attesa del passato

Attendere, è ciò che molto presto o mai si impara dell’altro, un segno del suo apparire nell’orizzonte psichico come assenza. Narrando dell’investimento dell’oggetto e della sua ricerca nella realtà, l’attesa può farsi nucleo della speranza: di ri-trovarlo, specifica Freud; trovarlo-crearlo, propone Winnicott sottolineando con una diversa accentuazione il ruolo dell’altro nel processo di illusione e disillusione.

Per il soggetto fare esperienza dell’attesa è un accesso necessario alla temporalità e al divenire della progettualità nel processo dell’identificazione.  Sappiamo quanto in altri tempi non solo l’infanzia ma anche l’adolescenza siano state considerate ‘stati di attesa’ e quante spinte nella nostra epoca mirino viceversa a votarli a stati in cui si consuma un inamovibile presente. Tuttavia allora come oggi le illusioni disattese dell’adolescenza e l’incrinarsi dell’idealità continuano ad alimentare il sostrato delle depressioni giovanili e non solo, e a rendere meno facile il ricorso alla speranza.

Dove l’attesa non si dispiega nella temporalità si fa avanti un’istanza di ripristino nell’immediato di quanto appare perduto, o la minaccia angosciosa di un ritorno, o l’invasione inaspettata di un revenant… Eventi espulsi dal pensiero, tracce che reclamano un’ammissione alla coscienza, enigmi non elaborati che gravano sulle relazioni fondamentali del soggetto sono quanto di una vita psichica sequestrata nel binomio stato di giacenza/stato di urgenza viene, non atteso, a trasmettersi tra gli individui e le generazioni.

E volgendosi altrove, fino a che punto l’analista, nell’ascolto del transfert, è in attesa del passato?

È Hans, questo bambino tra memoria e mito edificato dalla penna di Freud come un emblema memorabile dell’infanzia, a interrogare per primo l’attesa dell’analista, dopo averne ricevuto questa singolare comunicazione: «Già tanto tempo prima che lui venisse al mondo, io sapevo che sarebbe nato un piccolo Hans che avrebbe voluto così bene alla sua mamma da aver paura, per questo, del babbo… […] Ritornando a casa Hans chiese al padre: – Com’è che il professore sapeva già tutto prima? Forse parla col buon Dio?».

Oggi, nell’odierna civiltà della massa e dell’odio per la differenza, più che la domanda al sapere e alla teoria analitica è forse la domanda al riconoscimento e al supporto della singolarità quella che più spesso viene rivolta all’analista, domanda di essere attesi, supporto ad un’urgenza di trovarsi.

Non troppo diversamente poi dalla ‘bambina dal cappottino rosso’ di Spielberg che dallo scenario estremo di Auschwitz ci parla purtroppo anche di una nuova ‘normalità’ e del suo esito letale, le quotidiane folle dei viventi sembrano alternativamente perdersi nell’identità-massa o vestire le insegne di ciò che almeno sia un transito personale nella follia distruttiva del mondo, ed è da questo lato del bisogno di non perdersi del tutto che talvolta le odierne depressioni sembrano interrogare il potere dell’analisi.

L’analista al lavoro nell’accingersi ad ogni seduta trova (o crea) forse quell’oblio della memoria e del desiderio attraverso il quale Bion declinava il disporsi all’attenzione fluttuante. L’ascolto tuttavia è in sé attesa di nuove forme, consapevolezza che qualcosa è passato nell’assenza, tensione verso il ristabilirsi di connessioni perdute, lutto in transito permanente. Questa scansione dell’assenza accompagna l’esperienza dell’analisi, osservatorio privilegiato di una polimorfia dell’attesa, di una congerie dissonante delle sue possibili declinazioni che oscillano tra l’angoscia più estrema e la nostalgia più carica di speranza.

Sommario

  • editoriale                                                                                      
  • Rossella Pozzi – Nostalgia
  • Maria Lucia Mascagni – La paura del crollo e l’attesa del passato 
  • Lucia Schiappoli – Angoscia e attesa. Percorsi freudiani tra stati e legami affettivi  
  • Maria Grazia Fusacchia – La cornicetta vuota 
  •  Santa Parrello – Dal disagio scolastico alle narrazioni  distopichesu alcuni aspetti della trasmissione intergenerazionale contemporanea 
  • Giovanni Levi – Il tempo, gli storici e Freud
  • Adam Phillips – Freud e gli usi del dimenticare

I Classici

  • John Bowlby– Psicopatologia dell’angoscia: il ruolo dei legami affettivi nella psicopatologia dell’angoscia

recensioni

Francesca Borrelli, Massimo De Carolis, Francesco Napolitano, Massimo Recalcati, Nuovi disagi nella civiltà, Torino, 2013 (Giuseppe Stanziano)

Editore: http://www.biblink.it/catalogo/catalogo%20frame.htm

pp. 160

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