Contratti narcisistici

Il gruppo si è costituito intorno ad alcune problematiche nate dal vivo del nostro lavoro clinico e legate al rapporto tra inconscio individuale e collettività odierna. Indagando sull’intreccio tra sofferenza psichica e forme contemporanee della vita sociale, ci siamo soffermati sulla frammentazione dell’ideale dell’Io, sulle spinte sempre più massicce all’indifferenziazione che rendono più fragile il progetto identificatorio, sull’estensione dell’uso difensivo del diniego piuttosto che della rimozione, sulla spinta all’alienazione in parte subita e in parte desiderata, che fa emergere una precarietà dell’essere e della capacità di pensare, elementi tutti che impongono un riflessione non  procrastinabile da parte della psicoanalisi sui suoi strumenti di comprensione della mutazione culturale che stiamo vivendo.

Cercando dunque di raccogliere questa sfida, ci siamo soffermati sulle possibili coniugazioni tra la teoria di Piera Aulagnier sul “contratto narcisistico” tra il soggetto, la sua famiglia e l’insieme sociale di cui la famiglia fa parte, e quella di René Kaёs sulle alleanze e i patti inconsci che si strutturano tra il singolo e i gruppi di appartenenza. Il gruppo si è denominato “contratti narcisistici” per rendere conto di questa convergenza che operiamo nella riflessione clinica. Il pensiero di Kaёs apre la nozione di contratto narcisistico in direzione dell’indagine clinica delle alleanze inconsce strutturanti e di quelle destrutturanti per la psiche individuale: le alleanze strutturanti che si fondano sulla rimozione – valga per tutte quella per la rinuncia alla realizzazione diretta delle mete pulsionali che Freud pone alla base della civiltà – e le alleanze destrutturanti che si fondano sul diniego e il rigetto dei limiti, dei tabù, della realtà, dell’alterità.

Il gruppo muove dalla considerazione delle situazioni di scacco, in cui il contratto narcisistico fallisce, e dalle situazioni in cui si profilano patti inconsci denegativi – in particolare attualmente stiamo affrontando le problematiche cliniche e teoriche dell’alienazione. Nel far questo prendiamo in considerazione non solo le problematiche transferali  e controtransferali, ma anche la posizione etica dell’analista nella cura. Siamo infatti consapevoli che non si può avanzare di un passo nella ricerca se non prendiamo coscienza delle nostre implicazioni nelle trasformazioni culturali e sociali che stiamo vivendo e di quanti siano gli accecamenti, le tentazioni e i pregiudizi ai quali siamo esposti; e d’altro canto siamo consapevoli di quale formidabile strumento di indagine e di esperienza profonda dell’incontro e della relazione umana la psicoanalisi ci possa offrire nella nostra ricerca.